DAY 18: E LA SFIDA CONTINUA

30 giugno 2020 Tra me e questo percorso, Troia – Castelluccio, c’è una sfida aperta. L’anno passato ho provato a farlo e mi sono dovuto fermare perché il caldo era micidiale e a metà tratta ho chiamato un amico per essere soccorso. Ricordo perfettamente che quello fu il primo giorno di caldo torrido. Oggi la tappa è stata ugualmente dura, quasi 40° e assoluta mancanza di vento. Tratti lunghi senza un albero che, con la sua ombra, darebbe un minimo di refrigerio. Nella progettazione che il Comitato “Sulla Via di Traiano” (costituito per la gestione della Via Francigena nel tratto Traianeo nella provincia di Foggia) ha eseguito per la messa in sicurezza leggera del percorso, bisognerà aggiungere necessariamente almeno tre aree d’ombra con tettoia e panchina e due fontanelle per rifornimenti di acqua. Con questi accorgimenti il percorso andrà bene; senza ci saranno seri problemi di percorrenza. Oggi sono partito da Troia con una bottiglia da due litri di acqua ghiacciata ed una con sali minerali fresca di frigo da un litro e mezzo. Già il fatto di dover partire con tre chili e mezzo di peso in più crea problemi che vengono acuiti dal fatto che dopo due ore nelle due bottiglie è presente acqua buona per buttarci la pasta. Quando si suda abbondantemente qualsiasi acqua, calda o fredda, serve al ricambio per reni e densità del sangue ma, con una bella sorsata di acqua calda si è meno felici.

In ogni caso oggi ho vinto la mia battaglia col percorso: sono arrivato a Castelluccio dei Sauri, anche se con tre ore di ritardo sul ruolino di marcia. Ho fatto tre soste lunghe (almeno mezz’ora) in altrettanti luoghi con ombra. Nel terzo, dietro una casetta disabitata, ho scelto uno spazio cementato completamente all’ombra; purtroppo lo stesso spazio è stato scelto dalle formiche che, se avessi continuato a pennichellare, avrebbero portato lo zaino nella loro tana.

Spero che riusciate a capire perché io dico sempre che ragiono coi miei scarponi: soltanto camminando nei sentieri li si può capire e renderli percorribili al meglio. Poi c’è da aggiungere un’altra cosa importantissima per i luoghi della grande Via Francigena: oltre alla segnaletica che deve prendere per mano il camminante e portarlo in sicurezza al termine della tappa, bisogna elaborare quella che lo prende per l’anima e gli fa vivere quel tratto. Le due segnaletiche devono andare di pari passo nel senso che una coadiuva e integra l’altra. Faccio un breve esempio: nel mio cammino dell’Angelo da Mont Saint Michel a Monte Sant’Angelo, attraversai il tratto delle risaie vercellesi. Il primo giorno fu un sacrificio camminare fra risaie e piantagioni di mais in compagnia di zanzare giganti. Nella prima tappa incontrai Paolo che mi invitò a cena a casa sua. Ovviamente accettai con entusiasmo. La cena era tutta a base di riso, essendo lui un coltivatore del prodotto e la moglie e la mamma ottime cuoche. Durante la cena Paolo mi parlò del riso che ovviamente adora; mi parlò di Leonardo da Vinci, di Camillo Benso di Cavour solo per fare due nomi che hanno ideato e insegnato i modi per coltivarlo. Bene, mandando sempre un caro saluto a Paolo e alla sua famiglia, il giorno appresso alla cena io ho attraversato quel territorio camminando in modo diverso: guardavo con rispetto quei grandi vasconi e camminando con più leggerezza. Quelle non erano più tappe di trasferimento in mezzo ad altre belle; erano anch’esse belle.

Stasera sono ospite di don Guido che ha messo a disposizione due stanze per l’accoglienza povera del pellegrino. Forse avrei fatto bene a dormire nel B&B vicino perché, nel pomeriggio non ho riposato per niente sul sottile materassino per il problema della mia spalla che continua a dolermi dopo la caduta campana. Spero però, che la stanchezza della faticosa giornata prenda il sopravvento sulle comodità della vita. Buonanotte.

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