DAY10: SALICI, A FAICCHIO

22 giugno 2020 Da Alife a Faicchio. Colazione alle 6. Trovo il tavolo apparecchiato con fette di pane fresco, marmellata appena fatta di albicocche e susine selvatiche, ciambellone, bicchiere di succo di pesca e caffè. La giornata comincia bene. Parto dalla Masseria Sansone e Vincenzo mi accompagna in paese (Alife). Un paesino bellissimo circondato da mura romane (guardatelo sul web). Lo attraverso longitudinalmente da NO a SE e me lo lascio alle spalle mentre comincia a piovere. Ma porc. . . ma non era previsto bel tempo? In ogni caso l’avvio non è dei migliori, sia per il meteo e sia perché si cammina sulla SS158. Ma non c’è alternativa. Solo per un paio di km però perché grazie a Dio, si devia per una stradina laterale a sinistra. Piove e spiove. Finalmente uno sterrato. Ma forse era meglio l’asfalto. Fango, piccoli guadi, erba alta fra le tracce delle ruote d’auto. Insomma sento le gocce d’acqua che mi scendono lungo le gambe e si fermano sul bordo delle calze. Gi scarponi sono bagnati. Sono tutto bagnato, lo zaino è soltanto umido. Finalmente finisce la piana e si comincia a salire. E ora cambia tutto! L’orizzonte si allontana e il contorno delle montagne diventa più netto con il cielo nuvoloso che le risalta. È uno spettacolo! Le stradine asfaltate che percorro sono tenute bene e diventano sempre più strette mentre le case al bordo si avvicinano le une alle altre sempre di più. Casette, villette e prati si alternano le une alle altre in bell’ordine. Purtroppo non c’è vita negata dalla pioggia e dalla temperatura che si è abbassata parecchio. Arrivo a Carattano, frazione di Gioia Sannitica e incontro Michele, abita in una casetta con Rita (anche ieri ho incontrato Rita, i nomi si ripetono) proprio sul passaggio francigeno. Michele fa il cestaio e il suo caotico laboratorio rispecchia perfettamente il personaggio. Mi ricorda quei giostrai felliniani perfettamente unici. Gli parlo della Via Francigena:

<Sai cos’è? > <Beh, un pò> È evidente che non ne sa niente. Glielo spiego e gli suggerisco: <Vedi, Michele, se tutto va bene davanti casa tua prossimamente passeranno i camminanti di questo grande percorso e, sicuramente, non saranno interessati all’acquisto di un cesto che non possono mettere nello zaino. Però a quello di un bastone sí perché quello serve per camminare meglio e diventa un ricordo del cammino; perché non fai bastoni oltre ai cesti?>

Gli si illuminano gli occhi e capisco che già pensa a come farli belli. Lo saluto e proseguo nel mio percorso che, nonostante la tristezza del tempo meteo, comincia a piacermi. Passo per Gioia Sannitica. Più procedo nelle stradine e più scopro particolari identitari di questo luogo. Cura dei particolari, fiori alle finestre in composizioni graziose. Un portoncino con dei vasetti colorati appesi, sotto un numero civico c’è un contenitore con due pale di ficodindia e di fianco alla porta di un sottano una sedia con un vaso di fiori sulla seduta e sulla spalliera la chiara scritta “chi si ferma è perduto”. Mi piace sempre di più questo percorso. Immagino un pellegrino come me che ci passa come me in questo momento e che si emoziona come me ora. Proseguo con saliscendi verso Faicchio sul percorso che lascia il panorama della vallata a Sud fra la corona dei monti. Arrivo finalmente a destinazione, trovo una bella soluzione per questa notte, faccio bucato, faccio la doccia, mi stendo sul letto cercando di risolvare un problema sul cellulare, sto al calduccio sotto una calda coperta e sto morendo di fame. Ma meglio morire di fame piuttosto che camminare ancora per un chilometro fino alla trattoria, sedermi ad un tavolo davanti ad un fumante piatto di bucatini all’amatricianaaaaa! Meglio pensare al diario, scriviamo, cosí non ci penso ai bucatini.

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