Day5: IL RISVEGLIO DEI SENSI

17 giugno 2020. Da Anagni a Frosinone

Sveglia alle 4 riposato e voglioso di camminare. Guardo dalla finestra della mia celletta (perché è molto piccola e, probabilmente era una celletta nella parte conventuale del palazzo Bonifacio VIII, uno dei quattro papi che questa città ha dato alla Chiesa. Infatti Anagni è detta la “città dei papi”) e ciò che vedo è poco rassicurante: tutta la valle del Sacco di sotto (la cittadina è a 424 m) è avvolta in una bianca coltre da cui fuoriescono i monti Ernici di fronte. Quella vallata sarà il mio percorso di oggi. Spero che il sole si alzi presto per dissipare quell’ovatta.

Faccio con calma il rito della preparazione dello zaino: questo, in tutto il viaggio è la nostra casa; dentro di esso ci sono tutti i nostri attuali averi. Li elenco per sommi capi: due paia di calzini (+uno ai piedi), due slip (id), due canottiere, due magliette trek e una camicia “da sera”, due pantaloni, un asciugamani tecnico, una felpa, un kway, sandali trek (scarponi ai piedi in alternanza), e poi tutta una serie di oggetti necessari per una vita spartana: torcia a dinamo, coltellino mille usi, vari cavi per attrezzatura di comunicazione, trousse da bagno, telo e muesli di sopravvivenza e qualche altro oggettino che sicuramente in questo momento mi sfugge. Si può comprendere che dimenticare uno di questi oggetti può creare dei problemi quindi è importante ricontarli ad ogni partenza e posizionarli in modo che lo zaino sia equilibrato sulle spalle.

Dopo aver assolto a tutti i doveri mattutini lascio Palazzo Bonifacio VIII e attraverso in piena solitudine tutta la via principale della bellissima Anagni. In alcuni paesi del sud a quell’ora si incontra qualche cane o gatto che gironzolano felici in spazi senza la preoccupante presenza umana; qui sono completamente solo e mi godo la città tutta mia. Raggiungo presto la periferia e comincio a scendere di altitudine con il panorama che si restringe diventando gelatinoso: sto scendendo nella bambagia che vedevo dalla finestrella. Ombre di alberi si palesano una volta vicini, auto che, come per uno stesso appuntamento, cominciano a sfrecciare rumorose e puzzolenti mentre i miei passi e i miei bastoncini ripetono con regolare ed armoniosa cadenza lo stesso rumore, toc tac toc tac, che ormai mi accompagna nei Cammini da tanti anni. E mentre questo mi accade la mia mente, come un drone telecomandato ma sempre pronto al rientro, si allontana nelle sue dimensioni infinite girovagando in anni passati e oramai quasi dimenticati, visitando avvenimenti i cui ignari protagonisti tornano in set riadattati cercando di ripetere la stessa sceneggiatura di allora con battute assegnate dalla mia regia. Queste sono le cose meravigliose di un Cammino: la capacità, cioè, di essere in dimensioni diverse nello stesso istante senza che niente interrompa l’attimo fatato.

Raggiungo velocemente Ferentino e, per visitare la sua famosa Cattedrale dedicata ai santi Giovanni e Paolo. Per raggiungerla devo salire ai 400 m. della sommità dell’acropoli. Ne vale la pena! Proseguo veloce per Frosinone per evitare di arrivarci in orario di acquazzone pomeridiano. Invece, questa volta è andato tutto bene, sono arrivato in B&B con tranquillità. Solito dolore al collo; ci vorrebbe Roberta! Ma Roberta non c’è.

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