Day 3: MENENIO AGRIPPA e l’orto

15 giugno 2020 «Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso (ad attendere cibo), ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute.»

Mi è venuto in mente l’apologo di Menenio Agrippa ai plebei perché credo che esprima un concetto tanto elementare quanto logico che dovrebbe essere preso ad esempio ogni giorno dall’uomo in tutte le sue espressioni sociali.

LE ISTITUZIONI

A cosa servono se non a razionalizzare la vita sociale dell’uomo e raccordare fra di loro tutte le sue esigenze vitali e organizzative tendenti a migliorarne l’esistenza? Ma cosa succede quando lo stomaco non distribuisce quanto riceve? Se ci pensiamo, ci rendiamo conto che ci troviamo nel momento in cui chi deve raccordare le nostre azioni propositive è proprio quello che ne ostacola la realizzazione. Parlo, ovviamente, delle Istituzioni che, da molti anni, hanno cambiato il loro rapporto col cittadino: invece di mettersi al suo servizio raccogliendo le sue idee migliori, lo considerano un oggetto di cui servirsi per continuare a coltivare i propri privilegi.

LA VIA FRANCIGENA NEL SUD

Ho percorso il Cammino di Santiago non soltanto perché pensavo fosse il mio ultimo viaggio a piedi ma anche per capire cosa ci fosse dietro un fenomeno tanto grande da richiamare camminatori da tutto il mondo. Niente di più semplice: un itinerario ben definito, una segnaletica precisa, un sistema di accoglienze a misura di “pellegrino”, una manutenzione continua e costante di tutto il meccanismo, una collaborazione dal basso derivata dalla consapevolezza che, se tutti fanno del loro, tutti se ne giovano (e torniamo all’amico Menenio), finanziamenti ben mirati e ben impiegati. I numeri di Santiago sono evidenti: più di 300.000 camminanti. Cosa bisogna fare, di conseguenza, sulla Via Francigena nel Sud?

Certo copiare ma anche migliorando e contestualizzando le realtà.

  • Il percorso è stato individuato; ci possono essere aggiustamenti? Certamente si, ma mi chiedo: quelle Istituzioni contattate nei momenti delle ricerche dei tragitti e che non hanno mai risposto ad alcuna sollecitazione dov’erano? Rispondano ora ai propri amministrati ammettendo una colpevole negligenza istituzionale invece di inveire contro chi ha agito! E soprattutto, il numeroso gregge degli amministrati si svegli e inveisca contro chi ha poltrito invece di accodarglisi in urla di partito stupide, ignoranti e sterili!
  • La messa in sicurezza dei percorsi è semplice da fare: prendere un camminatore esperto di Cammini (ce ne sono tanti e bravissimi in tutti i territori) e, affiancandolo con un tecnico ed un ambientalista, progettare una serie di segnali che accompagnino il pellegrino nel suo viaggio. Ovviamente, è necessaria una fase successiva di monitoraggio e manutenzione e l’Italia è piena di associazioni di volenterosi giovani e meno giovani che sarebbero in grado di assolvere a questo compito.
  • Accoglienze: c’è quella pellegrina e c’è quella turistica. Ma non è detto che esse non possano coesistere: il pellegrino che ha una credenziale che definisce il suo stato non ha bisogno di lenzuola, di federa, di saponi vari, di televisore o aria condizionata. Sono questi, tutti elementi che compongono il costo di una camera e, in loro assenza, si realizzerebbe il prezzo pellegrino.
  • Comunicazione: finchè non ci sarà un grande numero di camminatori che comunichino fra di loro pubblicizzando il percorso, c’è bisogno di un’azione congiunta fra tutti i territori che dovrebbero unirsi in un’unica voce e cantare in coro l’inno della Via Francigena nel Sud. Ma nemmeno questo riesce a fare “il nostro stomaco agrippiano”;
  • Investimenti: se non compro del pane non potrò mai mangiarlo, se non compro un’auto non potrò mai viaggiare se non con mezzi non miei. Se non metto in sicurezza il Cammino, come posso sperare che sia frequentato da numeri sempre crescenti di camminanti? E per far fronte a tutte queste esigenze di fondi dedicati ve ne sono tanti, bisognerebbe soltanto che “lo stomaco/Istituzioni” li utilizzino al meglio come farebbe il buon padre di famiglia per il bene dei suoi cari. Ci sono tanti fondi fermi da un paio d’anni e non utilizzati perché “la macchina burocratica è lenta”! Questo non è comportamento di un buon padre di famiglia!

Potrei continuare ancora per molto ma preferisco cambiare discorso. Parliamo del mio Cammino nel Lazio. Oggi sono rimasto fermo a Velletri per visitare un posto topico della Via Francigena: l’Orto del Pellegrino. Ho conosciuto Silvia, una grande visionaria che sta seminando in un settore importante del Cammino. Ha realizzato uno spazio fra condomini nel centro della cittadina con piante officinali legate alle cure di vari problemi che attanagliavano i pellegrini antichi e che gli hospitales usavano per aiutare nella soluzione dei vari malanni. Una bellissima idea che meriterebbe l’interessamento di tante Istituzioni e associazioni che dovrebbero portare avanti idee del genere con un tam tam “istituzional-pellegrino”. Guardatevi le poche foto che ho scattato e non perdetevi il sito dell’Orto del Pellegrino di Velletri.

Altro per oggi non ho da riferirvi se non che sono stato invitato a cena dalla famiglia del B&B dove alloggio che, ripeto, si chiama B&B Chez Raz a Velletri.

Concludo dicendo che sono felice di aver conosciuto due Donne splendide, Paola e Silvia.

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