Storia della Via Francigena

 

20120721_160944Via Francigena o Francesca Al tratto settentrionale di una delle numerose vie che dalle Alpi conducevano a Roma, già in un documento dell’876, l’“actum Clusio” dell’abbazia del SS. Salvatore del Monte Amiata, viene dato il nome di Via Francisca. La prosecuzione di questi percorsi, che da Roma conducevano ai porti pugliesi e che, per lunghi tratti, perpetuavano l’antico sistema viario romano, assume nella documentazione medievale la medesima denominazione di Via Francisca. Essa compare in tre placiti dell’Abbazia di san Vincenzo al Volturno del 936, del 954 e del 986.

La presenza al sud, ed in Puglia in particolare, di interessi “francigeni” è accertata da molteplici fattori. Nel porto vecchio di Bari, per esempio, una strada in cui i mercanti forestieri organizzavano i propri commerci viene detta “Ruga Francigena” in un atto del 1153. L’appellativo di Francigena è, inoltre attestato, come designazione di diversi percorsi che attraversano la Daunia. Denomina anzitutto il tratto viario che, dipartendosi dall’Appia Traiana, conduceva da Troia a Siponto.

La attestazione più antica sembra quella riportata dal Privilegium Baiulorum Imperialium, del 1024 in cui si definiscono i confini della diocesi di Troia. Al 1024 risale un altro documento del monastero benedettino di S. Maria di Tremiti, nel quale la medesima strada viene chiamata prima via Francigena e poi via Francisca.

Tale denominazione viene, quindi, applicata anche all’antica via Litoranea che scendeva lungo la costa adriatica e proseguiva verso il sud della Puglia lasciandosi sulla sinistra il promontorio garganico. Questo documento risulta particolarmente importante perché evidenzia come, già agli inizi del sec. XI, le denominazioni di Francigena e Francisca si equivalessero e potessero indifferentemente adoperarsi per indicare la medesima strada.

La maggior parte delle menzioni si trovano, però, in documenti che attestano i possedimenti del monastero benedettino di San Giovanni in Lamis, attuale convento francescano di San Matteo: il Sigillum di Bicciano catepano d’Italia e Calabria, del 1030, gli atti di Enrico, conte di Monte Sant’Angelo nel 1095; di Ruggero II nel 1134 e di Alessandro III nel 1167. Un’ulteriore menzione si legge nel Quaternus de excadenciis Capitinatae di Federico II, redatto nel 1249. Strata Francigena vengono denominate, nel 1201, altre due vie, di cui una è detta maiore, che passavano nei pressi di Tressanti, e quindi all’incrocio della via che da Foggia conduceva a Salpi con la via Litoranea che proveniva da Siponto e si dirigeva verso il sud della Puglia.

Allo stesso anno 1201 risale un’altra menzione della via Francesca-Francisca in un documento concernente i confini territoriali della cella monastica di San Leonardo. Il fatto che nella documentazione medievale la denominazione via Francigena o Francisca venga applicata a più percorsi, uno coincidente in gran parte con l’Appia Traiana da Benevento a Troia e con la Troia Siponto sino al mare, un altro con l’antica via Litoranea, un altro ancora con la strada che da Troia-Foggia si dirigeva verso Salpi, dove si raccordava con la Litoranea, ribadisce e sottolinea, anche per l’Italia meridionale, la validità del concetto di area di strada (G. Sergi).

L’individuazione degli itinerari medievali è resa possibile dai diari di viaggio pervenutici, oltre che dalla presenza della fitta rete di ricoveri e luoghi di ospitalità, spesso realizzati e gestiti dagli ordini religiosi con la specifica funzione di appoggio e sostegno dei pellegrini.

1. Itinerario principale della via Francigena (o strata peregrinorum)

In età medievale, l’itinerario principale percorso dai pellegrini provenienti da Roma per raggiungere il santuario dell’Arcangelo, come meta o come tappa intermedia prima di imbarcarsi da uno dei tanti porti pugliesi per la Terra Santa, seguiva l’antico tracciato della via Traiana da Benevento a Troia edificata, agli inizi del sec. XI, nei pressi dell’antica Aecae. Da qui si prendeva l’antica diramazione che portava a Siponto attraverso l’abitato di Foggia, sorta nella seconda metà dell’XI secolo. Superato il Candelaro nei pressi dell’omonimo casale medievale si incrociava l’antica via Litoranea che da Larino conduceva a Siponto.

Non distante da tale nodo viario sorse tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo la cella monastica con la domus hospitalis di san Leonardo, edificata, come recitano due Atti del Regesto di San Leonardo, uno del 1132, “iuxta stratam Peregrinorum inter Sipontum et Candelarium” e l’altro del 1201 che definisce la strada come “strata magna que pergit ad Sanctum Michaelem”. Da San Leonardo i pellegrini avevano più alternative per giungere alla grotta micaelica, anche se la meglio documentata sembra essere quella di “Scannamogliere” quasi interamente fatta di gradoni incisi nella roccia .

1.a. Strutture di accoglienza
Lungo questo intero percorso è attestata la presenza di hospitalia a partire da epoca longobarda: a Troia, come a Foggia, a San Leonardo ed in particolare a Monte Sant’Angelo che possono considerarsi le tappe giornaliere di un pellegrino medievale.

1.b. Itinerari

Negli anni tra il 1151 e 1154 ebbe luogo il lunghissimo viaggio di Nikulas di Munkathvera, abate del monastero di Thingor, che dall’Islanda giungerà prima a Roma e poi a Gerusalemme. Nel tragitto verso i luoghi santi egli indica due itinerari per giungere dall’Urbe sino a Capua: uno più interno, corrispondente all’attuale tracciato autostradale, che tocca Tuscolo, Ferentino, Aquino, Ceprano, Montecassino, alle cui falde si trova San Germano, Capua e Benevento.

Dopo una lacuna si menziona Siponto che si trova sotto il Monte di San Michele, poi Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Giovinazzo e infine Bari. Come tappe successive si menzionano Monopoli e Brindisi. Per giungere a Capua da Roma egli conosce un altro percorso più occidentale: da Albano si prosegue per il “ponte Traiano”, poi per Terracina, Fondi, Gaeta e dopo due giorni ci si raccorda a Capua con l’itinerario più interno.

Un itinerario che descrive l’intero percorso da Roma ad Otranto, è quello di un anonimo pellegrino inglese (1344-1345) che, dopo aver sostato a Roma giunge a Napoli passando da Tivoli, Sora, Monte Cassino, Teano e Capua. Da Napoli egli arriva a Benevento e da qui a Troia, dopo esser passato da Paduli, Sant’Arcangelo, Sant’Eleuterio e Ripalonga.

Da Troia passa per Foggia e dopo il torrente Candelaro perviene a San Leonardo da dove sale al santuario garganico dopo aver toccato Manfredonia. Ridisceso a Manfredonia e, seguendo la via litoranea giunge ad Otranto, da dove si imbarca per la Terra Santa, dopo aver attraversato Barletta, Bari, Brindisi, il santuario di Nostra Signora del Casale e Lecce. Tra il 1470 e il 1471 si svolse il pellegrinaggio di Giovanni e Anselmo Adorno sbarcati in Puglia di ritorno dalla Terra Santa.

Nel tratto da Brindisi a Bari essi passano per Carovigno, Ostuni, Monopoli, Polignano e Mola. Da Bari a Monte Sant’Angelo i viaggiatori toccano i borghi di Giovinazzo, Molfetta con la vicina chiesa della Madonna dei Martiri, Bisceglie, Trani, Barletta e Manfredonia e di qui a Monte Sant’Angelo. Ridiscesi a Siponto si dirigono verso Foggia passando dall’abbazia di San Leonardo.

Da Foggia gli Adorno si dirigono verso Troia dove si immettono sull’antico tracciato della Traiana. Valicano Monte Crepour, sulla cui sommità si trova l’ostello di San Vito, per poi ridiscendere verso Tre Fontane, Casalbore, Benevento, Pollosa, Montesarchio, Arpaia, Arienzo, Acerra pervenendo infine a Napoli. Per giungere a Roma i viaggiatori passano per Aversa, Capua, Sessa, Garigliano, Mola, Gaeta, Fondi, Terracina, Sermoneta, Velletri e Marino. Al 1520-21 risale il viaggio di Enrico Wölfli (Lupulus) che sbarca ad Otranto e fino a Foggia passa da Lecce, Cellino, Mesagne, San Vito, Monopoli, Mola, Bari, Giovinazzo, Molfetta, Bisceglie, Trani, Barletta, Margherita e San Leonardo.

Da Foggia sale a Troia e di qui a Greci, Ariano, Grottaminarda e si dirige verso Salerno prima di giungere a Napoli. Da qui per arrivare a Roma segue la via più occidentale passando da Aversa, Capua, Sessa, Mola (Formia), Gaeta, Itri, Fondi, Terracina, Priverno, Sermoneta, Velletri e Marino. Particolare interesse riveste il viaggio di Filippo von Hagen che nel 1524, di ritorno dalla Terra Santa sbarca a Manfredonia e di qui percorre lo stesso itinerario degli Adorno, toccando in successione: Foggia, Troia, Casalbore, Benevento, Arpaia, Acerra, Napoli. Per giungere a Roma anch’egli segue la via più occidentale passando da Roche, Trajetto, Gaeta e Terracina.

2. Itinerario montano della via Francigena/Francisca

L’altro importante itinerario definito via Francesca per raggiungere il santuario di San Michele si staccava dalla via Litoranea all’altezza del casale di Sant’Eleuterio e si incuneava nel massiccio garganico dalla valle di Stignano. Superato Stignano la strada continuava a salire fino a giungere all’abitato di San Marco in Lamis, ai piedi dell’abbazia benedettina di San Giovanni de Lama.

Valicato monte Celano arrivava a San Giovanni Rotondo e di qui al casale di Sant’Egidio al pantano. Superato il pantano la strada si inoltrava nel vallone della Fratta, al cui imbocco era il monastero di San Nicola. Dopo il vallone la strada si inoltrava nella valle Carbonara, da dove una ripida mulattiera si inerpicava fino all’ingresso del santuario dell’Arcangelo. Da Monte Sant’Angelo la strada scendeva poi a Macchia e di qui a Manfredonia ed a Siponto dove si ricongiunge con la via Litoranea, proseguendo verso Barletta e Bari.

2.a. Itinerari o diari di viaggio

Mancano, purtroppo, notizie certe di Itinerari medievali che facciano riferimento a questo percorso. La narrazione più antica di viaggio lungo questo itinerario sembra essere quello di fra Mariano da Siena che, nel 1431, di ritorno dalla Terra Santa, sbarca in maniera avventurosa sulle coste pugliesi. Da Otranto, Mariano e i suoi compagni si incamminano in direzione di Lecce. Da Lecce a Bari passano per Mesagne, Ostuni, Monopoli, Polignano, Mola di Bari.

Da Bari proseguono per Giovinazzo, Molfetta, Trani, Barletta e di qui a Manfredonia da dove salgono alla grotta dell’Angelo e in rapida successione attraversano San Giovanni Rotondo, San Severo, Serracapriola e Termoli, ormai in territorio d’Abruzzo. Dopo Vasto lasciano la costa diretti verso l’Aquila, Norcia, Foligno, Assisi, Perugia, Chiusi per giungere a Siena.

Di una trentina di anni posteriore al viaggio di Mariano da Siena è quello, però solo narrato, di Gaugello Gaugelli di Pergola che ad un amico pellegrino descrive, con molte inesattezze geografiche, le coste italiane. Per giungere al Monte dell’Angelo egli indica due strade, la prima costeggia tutto il promontorio garganico da Rodi a Peschici, da Vieste a Manfredonia per poi affrontare l’erta salita di “Scannamogliere”; la seconda passa da Apricena e poi da San Giovanni Rotondo. Dopo Manfredonia si giunge a Barletta, poi Trani, Bisceglie, Molfetta, Giovinazzo, San Vito e Polignano, da Monopoli si passa a Bari, dopo si menziona Lecce ed infine Taranto, dopo di che si passa nell’inospitale Calabria.

Il tratto garganico dell’itinerario di Mariano da Siena viene percorso, in senso inverso, nel 1576 da padre Serafino Razzi che parte da Vasto “per Santo Angelo e per San Niccolò a Bari”. Egli passa da Termoli, Campo Marino, Chieuti, l’abbazia di Ripalta, Lesina ed Apricena. Intraprende l’ascesa del Gargano transitando dal convento di Stignano, da San Marco in Lamis e poi da San Matteo e da San Giovanni Rotondo per giungere finalmente al santuario del “Santo Angelo”. Da qui scende a Manfredonia, poi a Barletta. Sino a Bari, la tappa più meridionale del suo viaggio, egli percorre l’antica via Litoranea toccando Trani, Bisceglie, Molfetta e Giovinazzo.

2.b. Strutture di accoglienza

Più antiche e documentate sono, invece, le strutture di accoglienza che è possibile individuare lungo il percorso e che testimoniano l’esistenza di questo itinerario di pellegrinaggio almeno dall’Alto Medioevo. La più importante e certamente la più antica era senza dubbio l’abbazia benedettina di San Giovanni in Lamis, forse originariamente uno xenodochium di fondazione longobarda. All’imbocco della valle di Stignano è documentata l’esistenza di una chiesa di Santa Maria in valle Stignano dal 1231.

Nel tratto dauno della Litoranea da Civitate a Sant’Eleuterio, un ruolo di grande importanza per l’assistenza dei pellegrini dovevano svolgerlo il monastero di San Pietro di Terramaggiore e quello di San Giovanni in Piano sulle alture di Apricena. Notizie altrettanto certe riguardano gli insediamenti di Sant’Egidio e San Nicola al Pantano che con l’hospitale di Casale Nuovo, costituivano una sorta di rete di ospizi dipendenti dall’abbazia di Cava dei Tirreni.

3. Itinerario Troia – Foggia – Salpi

Non si sa esattamente il perché, ma probabilmente a motivo della decadenza di Canosa e dell’inagibilità di alcune delle stationes lungo la via Traiana, nella documentazione medievale è attestata l’esistenza di un percorso alternativo che prevedeva l’attraversamento del Tavoliere in direzione della città di Salpi, nei pressi della quale esso incrociava la via Litoranea.

Come attestano gli itinerari di Filippo II nel 1191, di Matthew Paris nel 1253 e di Bruges del 1400, questa strada veniva scelta da quanti non avevano interesse a salire al santuario micaelico. Il fatto che anche questo percorso venga definito via Francigena, conferma che tale denominazione non possa e non debba essere circoscritta e riferita ad un unico itinerario, ma indichi un insieme di percorsi che hanno in comune una medesima provenienza e procedono verso una stessa meta.

3.a Itinerari di viaggio

Il primo itinerario documentato su questo percorso è quello di Filippo Augusto, re di Francia, di ritorno dalla terza crociata, nel 1191. Sbarcato ad Otranto, si dirige verso Lecce ed in successione tocca Brindisi, la Petrole, Monopoli, prima di Bari. Da qui riparte per Trani, Barletta, Salpi e, lasciata la costa, perviene a Troia, dopo aver toccato il villaggio di San Lorenzo in Carmignano. Da Troia si immette sull’antico tracciato della via Traiana giungendo a Benevento, dopo aver fatto tappa a S. Eleuterio.

Di qui a Maddaloni, Capua, Calvi, Teano, Caianello, Mignano, San Germano ai piedi di Monte Cassino in direzione di Roma. Al 1253 risale l’Iter de Londino in Terram Sanctam di Matthew Paris, redatto come una sorta di guida per i pellegrini che si recavano in Terrasanta passando da Roma. Dopo Roma si percorre la via Appia sino a Benevento. Da qui, l’itinerario menziona: Terra del lavoro, Foggia, Barletta, Trani, San Nicola di Bari, Brindisi e Otranto. Alla metà del XV secolo, se non prima, è da farsi risalire il cosiddetto Itinerarium de Brugis che dalla città fiamminga si dipana sino a Roma e dall’Urbe sino a Brindisi.

Anche questo Itinerario, come quello di Matthew Paris del 1253, non prevede la salita a Monte Sant’Angelo, ma da Benevento perviene a Troia e poi a Foggia e procede verso Barletta, dopo aver toccato i casali di Santo Spirito, Tressanti ed essersi raccordato, nei pressi dell’antica città di Salpi, con la via Litoranea proveniente da Manfredonia. Conclusione I nomi di via Francigena (o Franchigena) e via Francesca, attribuiti nella documentazione medievale, sia alla strada di pianura che da Troia, passando per Foggia, conduceva a Siponto e poi a Monte Sant’Angelo, sia al percorso che, giungendo dalla costa molisana, saliva al santuario garganico passando da San Giovanni de Lama, sia ancora alla via che da Troia, attraversava la piana del Tavoliere e si ricongiungeva alla Litoranea pervenendo poi a Bari, pur riferendosi, a itinerari differenti hanno sostanzialmente un identico significato.

Che nella documentazione medievale la stessa denominazione venga applicata a differenti percorsi induce a pensare che non esistesse una sola strada Francigena, ma una rete di strade che mettevano in comunicazione i paesi d’Oltralpe e le lontane contrade del vicino e medio Oriente. Il fatto che si tratti delle stesse denominazioni adoperate per il reticolo delle strade più importanti del medioevo che, dal mondo dei Franchi, conducevano pellegrini, mercanti, eserciti e privati viaggiatori a Roma, induce a ritenere che queste strade non si fermassero nell’Urbe dei cesari e dei papi, ma che da qui proseguissero attraverso la Campania e l’Abruzzo sino agli imbarchi pugliesi per la Terra Santa. Trattandosi, perciò, della prosecuzione degli stessi itinerari sarebbe bene non parlare di via Francigena del Sud, come si è talvolta fatto, ma semplicemente di via Francigena.

 

Renzo Infante

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