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Homo, Angelus, Deus. Erano le quattro le mete dei pellegrinaggi che prevedevano la visita alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo a Roma e di San Giacomo di Compostela in Spagna (Homo), all’Angelo della Sacra Grotta di Monte Sant’Angelo (Angelus), infine ai luoghi della Terra Santa (Deus).

L’itinerario micaelico montano della via Francigena/Francisca per raggiungere il santuario di San Michele si staccava dalla via Litoranea all’altezza del casale di Sant’Eleuterio e si incuneava nel massiccio garganico dalla valle di Stignano. Superato Stignano la strada continuava a salire fino a giungere all’abitato di San Marco in Lamis, ai piedi dell’abbazia benedettina di San Giovanni de Lama (attualmente convento di San Matteo). Valicato monte Celano arrivava a San Giovanni Rotondo e di qui al casale di Sant’Egidio al pantano. Superato il pantano la strada si inoltrava nel vallone della Fratta, al cui imbocco era il monastero di San Nicola. Dopo il vallone la strada si inoltrava nella valle Carbonara, da dove una ripida mulattiera si inerpicava fino all’ingresso del santuario dell’Arcangelo.

Renzo Infante

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